DRAGHI E CAMALEONTI SULLE NOSTRE TAVOLE: COME DIFENDERSI DAI CIBI “FAKE”

Non ci sono solo le fake news di cui si fa un gran parlare in questo momento, ma anche i cibi fake. Falsi, adulterati, contraffatti, ovviamente illegali.

COLDIRETTI dichiara guerra a questi prodotti enogastronomici campioni di trasformismo che quotidianamente infestano le nostre tavole. E chiede all’Europa di rendere obbligatoria l’indicazione di origine degli alimenti, per contrastarne la contraffazione e l’adulterazione. Una misura urgente e necessaria: basti pensare che il valore del falso Made in Italy agroalimentare nel mondo ha superato i 100 miliardi di euro con un aumento record del 70% nel corso dell’ultimo decennio.

Qualche esempio che riguarda da vicino noi marchigiani? Ciauscolo e mortadelle vegane oppure il wine kit per produrre in casa il Verdicchio. Nella nostra regione da gennaio a ottobre, il Nas ha effettuato 647 ispezioni riscontrando 46 violazioni penali e 315 violazioni amministrative soprattutto per via del cattivo stato di conservazione, mancanza di tracciabilità e frodi in commercio. Ben 14 attività si sono viste infine sospendere la licenza. I dati sono emersi ieri mattina nel corso del convegno organizzato da Coldiretti Marche alla Mole Vanvitelliana di Ancona a cui hanno partecipato Stefano Masini (capo area nazionale Ambiente e Territorio di Coldiretti), Maria Letizia Gardoni (presidente Coldiretti Marche), Sandro Sborgia (Nas Marche), Gian Carlo Caselli (presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio nazionale sulle agromafie).

“Spesso chi delinque riesce a farla franca – ha sottolineato Caselli con una punta di pessimismo- non è possibile governare questo nuovo mondo con armi spuntate ma servono strumenti adatti”. Ecco perchè Coldiretti da tempo chiede un inasprimento delle pene, fino a prevedere sequestri e chiusure nei casi più gravi. “L’osservatorio – ha spiegato Gardoni- nasce per tutelare l’agricoltura italiana resiliente, giovane, sostenibile ed etica. L’indicazione di origine degli ingredienti sull’etichetta consentirebbe di prevenire le falsificazioni e le pratiche commerciali sleali che danneggiano la nostra economia”.

Alcuni dei prodotti fake che richiamano all’Italia per ingannare i consumatori stranieri sono stati anche messi in mostra nel corso del convegno: tra questi la “zottarella” prodotta in Germania, il “parmesan” di provenienza Usa, la “pomarola” sbarcata dal Brasile.

Autore dell'articolo: Ilaria Traditi

giornalista, web writer, content editor

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *