Archive for the ‘Informazione’ Category

“Se la vagina avesse i denti…

ci sarebbero meno stupri”.

Ad affermarlo Sonette Ehlers, 57 anni, inventrice del “Rapex” (in inglese rape significa stupro), una sorta di tampone che, una volta indossato, si incollerà al pene dell’aggressore consentendo la fuga della donna e costringendo il violentatore a fare ricorso alle cure di un medico. Per sfilare il “Rapex” è necessario infatti un intervento chirurgico.

sonette

Secondo la Ehlers è assurdo ancora oggi donne e bambini debbano essere prede sessuali di gente senza scrupoli, a partire dal suo Paese, il Sudafrica, dove si registra uno dei più alti numeri di stupri dell’intero pianeta: circa 50mila ogni anno.

Il “Preservativo Antistupro viene inserito nella vagina della donna come un normale tampone. All’interno presenta però degli aculei pungenti e nel momento in cui un aggressore tenta di muovere violenze sessuali, il pene va a finire nel preservativo antistupro, causando fortissimi dolori e ferite allo stupratore. Una volta finito in ospedale, il violentatore viene identificato e, sottoposto alle sanzioni penali vigenti nello stato cui ha tentato la violenza. Uno dei vantaggi principali Rape-Axe è la prevenzione che da alla vittima dello stupro preservandola dall’ AIDS. Un ulteriore vantaggio del condom anti stupro è il fatto che aiuta nella prevenzione di gravidanze indesiderate derivanti da stupro.

Speriamo solo che le utilizzatrici di questa gligliottina politically correct non siano smemorate e si ricordino di toglierla in presenza di mariti e/o fidanzati!

 

VIOLENZA CONTRO LE DONNE, CONTRIBUTI PER CENTRI ANTIVIOLENZA E CASE DI ACCOGLIENZA

Prosegue l’impegno della Regione Marche contro la violenza sulle donne. Ad attestarlo, la delibera di recente approvazione che stabilisce i criteri e le modalità per il conferimento di contributi agli enti ed organismi richiedenti per il proseguimento dei centri antiviolenza ed il sostegno delle case di accoglienza. La somma ammonta a 95.000 euro. Un cammino, avviato con la legge regionale n.32/2008, che intendiamo proseguire con forza e determinazione anche alla luce di recenti fatti di cronaca – annuncia l’assessore ai diritti e alle Pari Opportunità, Serenella Moroder – la violenza contro le donne va contrastata in ogni modo e con tutte le nostre forze perché rappresenta un attacco alla inviolabilità della persona, alla sua sicurezza, all’integrità sia fisica che psicologica, alla libertà e alla dignità”.

I progetti ammissibili sono quelli volti a favorire il proseguimento dei centri antiviolenza e a sostenere le case di accoglienza.

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Possono presentare richiesta di contributo: le province delle Marche d’intesa con gli enti locali territoriali in accordo con le associazioni di volontariato iscritte nell’apposito Albo regionale; Onlus iscritte nell’apposita anagrafe istituita al ministero delle Finanze; Cooperative sociali iscritte nell’apposito Albo regionale che abbiano tra le finalità dello statuto il tema specifico della violenza alle donne.

L’attività di contrasto alla violenza

Sono cinque i centri antiviolenza, operanti nel territorio regionale e gestiti dalla province di appartenenza, e una casa di accoglienza.

E’ stato costituito poi il Forum contro la violenza, sede di dialogo e confronto fra le istituzioni e la società in materia di prevenzione e contrasto alla violenza. La sua composizione assicura la presenza di almeno il 50% di rappresentanti di associazioni e cooperative sociali con esperienza specifica nell’attività di contrasto alla violenza di genere. Lo scorso anno il Dipartimento per le pari opportunità ha finanziato il progetto Dim - donne in movimento - per interventi a favore delle donne nel territorio regionale. E’ fondamentale il coinvolgimento del Corecom, per sensibilizzare l’opinione pubblica alla lotta contro la violenza sulle donne.

 

Green Economy: Confindustria Marche contro la Regione

Ieri l’allarme:  “la Giunta e il Consiglio regionale devono  sospendere l’approvazione della Proposta di legge che aggrava la procedura di autorizzazione degli impianti fotovoltaici“.

Questo scriveva Confindustria Marche in un comunicato stampa 24 ore fa.

E’ con vivo disappunto – dice il Presidente degli industriali marchigiani Paolo Andreani- che abbiamo appreso della convocazione di un Consiglio Regionale straordinario previsto per venerdì 30/7 per approvare la PDL 11/2010 relativa alla modifica della legislazione della VIA per quanto riguarda gli impianti fotovoltaici, evitando il confronto istituzionale. Chiediamo formalmente che l’approvazione della PDL in oggetto venga sospesa. Si fa notare che tale PDL è stata adottata in Giunta e poi dalla Commissione Consiliare competente senza rispettare il principio statutario della partecipazione, non concedendo neppure una audizione più volte richiesta.

A nulla è servito l’allarme lanciato da Confindustria Marche, visto che oggi, venerdì 30 luglio 2010, la legge regionale tanto contestata è comunque passata.

Siamo stupefatti -tornano a dire gli industriali- per l’esito della seduta del Consiglio regionale”. L’iter troppo frettoloso e la materia non approfondita (si sarebbe potuto rinviare l’approvazione a settembre) hanno lasciato di stucco l’associazione di categoria.

Che nel comunicato odierno torna a ribadire:

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“Sorprende tutta questa fretta della Regione Marche quando il quadro normativo nazionale è in questi giorni in corso di definizione e si apre la pausa estiva. Colpisce il fatto che in aula più volte durante la discussione siano emersi interrogativi sulle reali motivazioni dell’urgenza che hanno portato alla convocazione di un consiglio straordinario, fino a pochi giorni fa preannunciato per settembre.Confindustria Marche si chiede per quali motivi si sia voluto arrivare così divisi, tanto da dover convocare addirittura una riunione di maggioranza in corso di seduta, alla votazione di una legge di grande rilievo per l’impatto che ha sulla Green Economy. A questo punto ci si chiede inoltre che valore hanno avuto gli incontri da noi tenuti con l’intera Giunta regionale e soprattutto l’efficacia del protocollo firmato il 14 giugno che avrebbe dovuto impegnare la Giunta a confrontarsi preventivamente con Confindustria Marche sugli atti rilevanti per la politica regionale. Ricordiamo che avevamo richiesto invano un incontro sia all’Assessore all’Ambiente che un’audizione alla quarta commissione. Francamente non sappiamo cosa pensare ed attendiamo chiarezza su quanto avvenuto”.

 

Ingiustizie quotidiane

Non ho mai usato questo blog per raccontare vicende personali. So che non interesserebbero nessuno. Ho sempre utilizzato questo spazio per dar voce piuttosto a problematiche legate all’ambiente e alla sostenibilità e anche alla vita nella mia città, Ancona. Quella stessa città dove ritengo di aver subìto una grave ingiustizia, ecco perchè per la prima volta lascerò che il mio sito “ospiti” il racconto della mia recente esperienza con la Polizia Municipale. Anche nella speranza che altri cittadini come me, vessati dalla burocrazia e dall’abuso di potere,  possano lasciare la loro testimonianza. In breve l’accaduto. Era il 23 dicembre del 2008, ero uscita di casa per gli ultimi regali di Natale. Parcheggiai la mia Punto nello spazio riservato alla corsia dell’autobus, in via XXIX settembre (per chi conosce Ancona) e alle 17.43 i vigili elevarono la multa da 80 euro, con in più la decurtazione di 2 punti patente. Pagai subito la multa, ma scordai di comunicare immediatamente i dati del proprietario del veicolo, mio padre.

Il 5 aprile 2009 arrivò a casa di mio padre una notifica in cui la Municipale chiedeva entro 60 giorni una dichiarazione sottoscritta contenente le generalità e i dati patente di colui che, al momento della multa guidava il veicolo. Poichè alla guida del veicolo c’era la sottoscritta, qualche settimana dopo ho compilato il documento con i miei dati e quelli di mio padre e la fotocopia della sua patente. Ho inviato la lettera al Comando, in ritardo rispetto ai 60 giorni previsti a partire dal 5 aprile. Nello specifico il termine ultimo per la ricezione della lettera era il 5 giugno 2009. La mia lettera è arrivata a destinazione il 9 luglio. E QUI ARRIVA IL BELLO

Non avendo più ricevuto comunicazioni dalla Municipale nè dal Comune, credevo che ormai la situazione fosse risolta. Avevo pagato la multa subito e comunicato (anche se con un mese di ritardo) i dati richiesti. Mi sbagliavo.

Il 3 ottobre 2009 arriva una nuova notifica con la richiesta di pagamento IN MISURA RIDOTTA di 259 euro e 29 centesimi entro 60 giorni. Ma, FATTO ANCORA PIU’ INCREDIBILE, la data riportata nel nuovo verbale di accertamento era quella del 13 luglio 2009!!  Ecco quanto riportato sulla lettera:

In data 13/07/2009 alle ore 11.11 nel Comune di Ancona -Comando Polizia Municipale si contesta d’ufficio che il proprietario del veicolo targato…… ha commesso infrazione perchè quale persona fisica invitata a fornire i dati completi della persona che al momento della violazione si trovava alla guida del veicolo sopracitato, ai fini della decurtazione dei punti sulla patente di guida, ometteva di comunicare gli stessi“.

Quando ho letto la data non volevo crederci. In pratica dopo aver ricevuto la mia lettera (DATATA 9 LUGLIO 2009) con la comunicazione dei dati, la Municipale ha fatto subito partire la sanzione accusandomi di averla omessa. La notifica non era già partita, il meccanismo non si era avviato, ma tutto è stato fatto dopo.

Perchè l’hanno fatto??

Sono andata personalmente a parlare, più volte, con il funzionario responsabile il quale mi ha candidamente mostrato la mia lettera datata 9 luglio 2009, da lui regolarmente ricevuta e protocollata. Perchè accusarmi di aver omesso la comunicazione QUATTRO GIORNI DOPO aver ricevuto la mia lettera? NON SO COSA PENSARE.

Non finisce qui però (spero di non tediarvi troppo, ma siamo quasi al termine). Ho deciso infatti di fare ricorso al Giudice di Pace, appellandomi alla mia buona fede. Ricorso respinto. Ho chiamato il Comando alcuni giorni fa e sapete cosa ha detto? MULTA RADDOPPIATA, IMPORTO TOTALE 518,58 EURO.  Ho sempre pagato tutte le multe, mai neanche un punto decurtato sulla patente (presa nel 2000). E adesso, per un mese di ritardo nella comunicazione dei dati,  ma soprattutto perchè un dirigente ha evidentemente deciso di accanirsi, ecco il risultato senza possibilità di replica nè di difesa. Scusate lo sfogo ma credo che la Rete sia rimasta uno dei pochi canali per manifestare il proprio dissenso e chissà, atttraverso UNA CLASS ACTION, aiutare dei normali cittadini a riappropriarsi dei loro diritti calpestati.

 

Rigassificatori nelle Marche

Fa molto discutere l’impianto di rigassificazione che dovrebbe essere realizzato entro il 2012 a largo di Porto Recanati. Per far luce su uno dei temi più “caldi” in tema di energia, soprattutto dopo la forte preoccupazione espressa in questi mesi da sindaci e cittadini di Ancona e Macerata, alcuni rappresentanti della Gdf-Suez, l’azienda franco-belga che realizzerà il nuovo impianto, hanno incontrato ad Ancona la stampa e i cittadini. “L’impianto è sicuro, moderno, senza rischi per la popolazione -ha rassicurato Andrea Galieti, responsabile business development della società- inoltre il terminal sarà realizzato in acque internazionali, a 34 chilometri dalla costa e grazie alla curvatura terrestre nulla sara’ visibile da qualsiasi spiaggia della regione”. La società ha espresso la volontà di dialogare con tutti gli attori del territorio, ritenendo che le preoccupazioni siano frutto di una non ancora appropriata conoscenza del progetto.

portorecanati1Che si chiama Tritone Gnl e prevede la realizzazione di una piattaforma che riporterà allo stato gassoso fino a 5 miliardi di metri cubi di gas naturale l’anno. In che modo? La rigassificazione del gnl (gas naturale liquido), procedimento di natura fisica e non chimica, prevede la trasformazione del metano dallo stato liquido a quello gassoso, attraverso uno scambio termico con l’acqua di mare e in assenza di combustione. Il gnl viene scaricato dalle navi metaniere e immesso direttamente nella rete nazionale di trasporto Snam, attraverso un gasdotto di raccordo interrato che lo condurrà fino a una cabina di misura. “L’unica struttura visibile nel comune di Porto Recanati sarà questa cabina, di dimensioni estremamente ridotte -ha proseguito Galieti- simile alle circa 8.000 gia’ esistenti sul territorio italiano. Sarà inoltre schermata da una fascia di vegetazione”.

Nonostante le rassicurazioni di Galieti e del responsabile sicurezza Uguccioni, il quale ha scongiurato l’ipotesi di incidenti per il progetto Tritone, dotato di tecnologie moderne e dei migliori dispositivi di sicurezza valutati da un’apposita commissione tecnica, in sala non sono mancati momenti di tensione.

La questione è molto seria -ha detto la presidente del comitato “Rigassificatore no grazie” Anna Maria Ragaini- finora non ci siamo sentiti coinvolti, i sindaci hanno saputo del progetto solo due mesi fa. E mentre il 3 novembre si terrà a Numana la riunione dei sindaci dei comuni limitrofi all’impianto, due giorni fa il primo cittadino di Sirolo Moreno Misiti è tornato sulla questione, affermando: “Il Comune sta facendo tutto il possibile per impedire la realizzazione del rigassificatore. Ricordiamoci che è un impianto pericolosissimo, rientrante nella direttiva “Seveso” e che un altro rigassificatore sorgerà a Falconara. Non lasceremo nulla di intentato”.

 

Lima, hanno vinto gli Indios

indiosdi Luca Veronese da Il Sole 24 ore del 20 giugno 2009

Hanno vinto gli indios. In Perù il Parlamento, su proposta del governo, ha revocato due dei decreti presidenziali che consentivano lo sfruttamento di ampie aree della foresta amazzonica. Dopo cinque ore di dibattito il Parlamento ha deciso di azzerare i provvedimenti- con 82 voti a favore e 12 astensioni- che applicavano il Trattato di libero scambio sottoscritto da Lima con gli Stati Uniti. Un accordo che ora andrà riscritto, come ha già fatto capire l’amministrazione di Barack Obama.

La vittoria degli indios è arrivata nella serata di giovedì, dopo due mesi di proteste: in migliaia si erano attivati per bloccare le strade e le vie di comunicazione fluviali, il trasporto di petrolio e di gas, mettendo in difficoltà alcune città del paese. Più volte i manifestanti avevano dovuto affrontare gli attacchi della polizia e il 5 giugno scorso, a Bagua Grande, nella giornata più violenta degli scontri, morirono 34 persone tra le quali 24 agenti. Questa almeno la versione del governo. Secondo gli indios e le organizzazioni umanitarie (due volontari dell’organizzazione belga Catapa hanno fotografato gli scontri) invece, sarebbero morti più di 60 manifestanti e centinaia di loro sarebbero scomparsi.

Dopo la revoca dei decreti, i principali capi della rivolta si sono messi in contatto con i loro compagni nella selva per coordinare la fine della protesta.

Il presidente Alan Garcia aveva approvato i decreti per mettere in linea il Perù con il Trattato di libero commercio con gli Stati Uniti. Il governo intendeva incrementare le riserve di gas e petrolio, presenti in grandi quantità nella selva, per far fronte a un’eventuale crisi energetica e trasformarsi in un paese produttore. E ha accusato gli indigeni di voler mettere «il Perù in ginocchio e bloccare il suo sviluppo».

Per le comunità dell’Amazzonia peruviana, nell’aprire agli investimenti stranieri nel paese, i provvedimenti violavano trattati internazionali: a partire dalla dichiarazione dell’Onu sui popoli indigeni, sottoscritta da Lima. Si erano sempre opposti ai piani dell’esecutivo denunciando le conseguenze negative della deforestazione e dello sfruttamento delle risorse naturali delle loro terre.

Garcia, in un messaggio al paese a reti televisive unificate, prima della decisione del Parlamento, aveva invitato i cittadini peruviani «alla calma, alla serenità e alla fiducia». Il presidente aveva difeso i decreti ammettendo tuttavia di aver «sbagliato a non dialogare con le comunità indigene prima di emetterli». Aveva poi attaccato i «politici stranieri» che vogliono «imporre le loro ideologie» ai peruviani: un chiaro riferimento, questo, al boliviano Evo Morales.

 

Terranauta, informazione eco-logica per un giornalismo senza confini

Fin dalla sua nascita (2004), Terranauta ha guardato con molta attenzione a temi oggi tristemente diventati di moda in seguito alle sempre più frequenti e allarmanti notizie sui cambiamenti climatici, sui problemi dello smaltimento dei rifiuti, sul rispetto delle biodiversità. Ci siamo quindi resi conto che una visione olistica ed ecologica del mondo era l’unica in grado di interpretare i fenomeni che contraddistinguono la nostra epoca.
terranauta
Una visione “eco-logica” del mondo ed un approccio olistico alla vita, infatti, comporterebbero un netto miglioramento delle drammatiche situazioni planetarie. Liberarsi dalla dipendenza dal petrolio, ad esempio, non significherebbe soltanto affrancarsi dai ricatti di chi lo controlla, o abbattere le emissioni di sostanze inquinanti, ma anche eliminare le cause di molte guerre, morti e distruzioni. Rispettare e proteggere le risorse naturali, allo stesso modo, significherebbe impedire le sempre più imminenti “guerre dell’acqua”.

 

Un viaggio speciale

Grazie al giornalista Paolo Moiola nostro compagno di viaggio “per caso” in Argentina a novembre, che sull’esperienza “Patasarriba” ha scritto un bellissimo reportage per la rivista Missioni Consolata.
Da leggere qui

copertina

 

Ecco I AM, il nuovo mensile sostenibile

Something is coming, qualcosa sta arrivando, qualcosa sta cambiando e, una volta tanto, non si parla di clima. O meglio, nel niamostro piccolo, si parla di ambiente.

Potremmo dire che stiamo lavorando per voi, per migliorarci e rendere più ampio il nostro progetto editoriale, rinnovandolo. Prendiamo a modello le parole profetiche di Gandhi - riportate in questo numero - e migliorare il nostro sforzo per “i bisogni di tutti”. Dopo tre anni di lavoro duro al fianco dell’ambiente, con un’esperienza che partiva dalle problematiche legate alla mobilità sostenibile, il passo sarà più ampio, più globalmente sostenibile, più responsabile.

E così, qualcosa sta arrivando, dal prossimo numero, quello di giugno. Non daremo anticipazioni, per ora, solo rassicurazioni: per i nostri lettori, per le loro tasche, non cambierà niente. Anzi, cambierà in positivo e ne usciranno arricchiti nei contenuti e nella speranza. Vogliamo rafforzare la nostra mission “culturale” contro la “avidità di tutti” e allargare il bacino del network Informazione-e-ambiente. Con l’occhio attento al web, mezzo sempre più nevralgico nell’impegno per l’ecocompatibilità, e al resto del mondo.

Qualcosa sta cambiando: per essere, per continuare a essere, rimettiamo la sostenibilità della vita al centro, abbiamo “risorse sufficienti”. Informiamo e informiamoci sull’ambiente. Informazione e ambiente, something is coming.