Archive for March, 2010

E’ morta Derna Scandali, una vita per i diritti delle donne

di Marco Catalani

femministe

Si è spenta Derna Scandali, simbolo delle lotte per i diritti delle donne e dei lavoratori. Staffetta partigiana del Gap, militante del Pci e sindacalista Cgil nel dopoguerra, la Scandali per decenni è stata un punto di riferimento del movimento sindacale. E’ morta nella casa di riposo Benincasa di via Podesti, dove è stata allestita la camera ardente. Nata nel 1912 da un vetturino repubblicano e da un’impiegata anarchica, a 16 anni era già operaia. Personaggio chiave dell’antifascismo marchigiano, Derna Scandali è stata segretaria di cellula del Pci nel ‘44, coofondatrice dell’Udi e segretaria della commissione femminile della Camera del Lavoro di Ancona dal ‘45 al ‘55. Negli anni ‘70 passò al sindacato pensionati della Cgil. Fra le battaglie portate avanti, l’iscrizione della manodopera femminile agli istituti previdenziali, la Carta rivendicativa delle lavoratrici anconetane del ‘53, che diminuiva dal 30 al 13%, il gap salariale tra uomini e donne per le operaie delle Cartiere Miliani e delle filande della Vallesina. Si battè per la piena applicazione della legge sulla maternità e l’infanzia anche per mezzadre e statali e per la conservazione del lavoro dopo il matrimonio. I funerali si svolgeranno dopodomani al cimitero di Tavernelle: alle 10.30 è previsto un saluto nel piazzale antistante il cimitero. Unanime il cordoglio del mondo politico e sindacale. “Con lei – dice il segretario generale Cgil Manzotti – scompare una donna che dall’immediato dopoguerra si affermò come dirigente sindacale, cosa non comune all’epoca. Il suo contributo fu decisivo per il riconoscimento del ruolo delle donne, attraverso un’idea avanzata delle politiche sociali”. Il sindaco Gramillano la ricorda come “una donna forte e attiva, animata da idlai di impegno civile e da una grande passione politica: un esempio di carattere, generosità e coerenza”. Per la presidente della Provincia Casagrande, “perdiamo un pezzo di storia del sindacato, della sinistra e del movimento delle donne: non sarà facile raccogliere l’eredita che ha lasciato”.

 

Ancona sotto scacco delle polveri sottili

Mancano solo tre giorni di sforamento e poi Ancona sarà fuorilegge per quanto riguarda smog e poveri sottili. Sono stati presentati ieri mattina, all’interno del “treno verde” di Fs parcheggiato al binario 1 ovest della stazione ferroviaria, i dati di Legambiente Marche sul monitoraggio ambientale.

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Il risultato? “Ancona è sotto scacco delle polveri sottili, con valori critici che hanno superato la soglia consentita per tutti e tre i giorni di misurazione, sia di giorno che di notte -ha detto Luigino Quarchioni, presidente regionale Legambiente- con preoccupazione dobbiamo riscontrare che mancano solo 4 giorni al superamento della soglia limite dei 35 giorni previsti in un anno. E siamo solo all’inizio”. Non mancano le proposte, fatte recapitare anche ai candidati alle prossime regionali, da parte dell’associazione che ha bacchettato la giunta anconetana.  I rappresentanti dell’associazione hanno indicato come possibile soluzione al problema dell’inquinamento il potenziamento del trasporto pubblico, a partire dal completamento della metropolitana di superficie e una razionalizzazione del traffico pesante della zona portuale. Proprio il porto infatti sarebbe una delle cause principali dei così alti livelli di Pm10, soprattutto per l’uso dei generatori delle navi in sosta, come ha spiegato Vittorio Valentini, responsabile del Laboratorio Mobile di RFI.

Ma le brutte notizie non finiscono qui: il capoluogo infatti non ha superato l’esame di Legambiente neanche sul fronte dell’inquinamento acustico. Tre giorni su tre decibel misurati oltre la norma, anche con gravi sforamenti, sia di giorno che di notte. Un dato collegato alle cattive condizioni del manto stradale e al traffico di mezzi leggeri ed autobus, abbastanza sostenuto durante tutto l’arco della giornata.

 

Impacciati e introversi? Provate con la Clinica della Timidezza

Da oggi i timidi potranno tirarsi su di morale, visto che ad Ancona c’è una “clinica” dedicata interamente a loro, l’unica in Italia. Una clinica particolare a dire il vero, come tiene a precisare il responsabile scientifico Walter La Gatta, più precisamente un pool di psicologi ed esperti che aiutano gli introversi attraverso colloqui telefonici gratuiti e la consulenza (sempre gratuita) sul sito www.clinicadellatimidezza.it.

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Un vero successo di clic e circa 40 lettere al giorno spedite agli psicologi che collaborano al progetto. “In genere chi è molto timido -spiega La Gatta- crede di essere l’unico a soffrire e non si sente capito. Il sito aiuta le persone a confrontarsi, ritrovarsi nell’esperienza altrui e far tesoro della consulenza psicologica pubblicata on-line“. Il portale ha messo a punto anche quiz e test per un’autovalutazione del proprio grado di timidezza e registra un numero di visite variabili in base alla stagionalità, esattamente come il palesarsi del fenomeno, più frequente in autunno, meno a primavera e in estate.

Riguarda un po’ tutti anche se i picchi si manifestano nella fascia d’età tra i 27 e i 40 anni e durante l’adolescenza, maggiormente tra le donne e tra le fasce mediamente scolarizzate. E’ sintomo di un’alta sensibilità e intelligenza, accompagnate però da scarsa autostima. “La timidezza si manifesta in tanti modi diversi -prosegue lo psicologo- dall’arrossire improvviso in volto alla sudorazione, dall’incapacità di sostenere lo sguardo altrui fino alla respirazione affannosa e perdita di concentrazione”.

Uno studio dell’Airt (associazione italiana ricerca su timidezza e fobie sociali) effettuato su circa 500 studenti del liceo classico e pedagogico Rinaldini di Ancona ha inoltre messo in luce come i ragazzi timidi temano prima di tutto il rifiuto (60%) mentre le ragazze di essere derise in pubblico. Il rischio, soprattutto tra gli adulti, è quello che la timidezza sfoci in una fobia sociale che può portare all’isolamento e alla rinuncia. Sono moltissimi infatti i timidi che non riescono neanche ad uscire di casa per andare a mangiare una pizza con gli amici, magari per il timore di arrossire e sentirsi inadeguati.

 

COLDIRETTI ASCOLI: COLTURE MINACCIATE DAL FOTOVOLTAICO, NO AL SACCO DEI TERRENI AGRICOLI

Fermiamo il “sacco” dei terreni agricoli prima che i pannelli fotovoltaici sostituiscano le colture con danni irreversibili. La denuncia arriva dalla Coldiretti Ascoli Fermo, nel raccogliere le preoccupazioni degli imprenditori agricoli della zona del Rosso Piceno, tra Offida e Ripatransone, dinanzi a un fenomeno che vede campi fertili affittati da gruppi estranei al settore primario per installarci strutture di medie e grandi dimensioni, collocati direttamente a terra. Con il crollo dei prezzi pagati agli agricoltori e la gravissima crisi economica che sta colpendo le aziende, c’è il timore che nei campi i pannelli possano sostituire le colture, con un effetto che a quel punto sarebbe irreversibile, andando ad aggravare un trend che ha già visto sparire nell’arco di cinquant’anni 223mila ettari di terreni a livello regionale. Coldiretti Ascoli Fermo ha promosso da sempre le energie alternative, ma quanto sta accadendo rischia di stravolgere l’agricoltura e l’ambiente, causando danni irreparabili al territorio privinciale. In un momento in cui c’è bisogno di più cibo e le produzioni tipiche rappresentano un volano di sviluppo e promozione delle nostre zone, è un grave errore lasciare che i nostri campi vengano occupati per venti anni da pannelli che sarebbe molto più produttivo collocare su strutture già esistenti, come, tanto per fare un esempio, i tetti dei tanti capannoni industriali che hanno invaso le nostre valli. In agricoltura il modello più corretto resta quello dei piccoli impianti integrati che assicurano il fabbisogno energetico per le attività aziendali, ma lo stesso hanno fatto anche tante amministrazioni locali, utilizzando i tetti di scuole e altri edifici pubblici per collocare i pannelli. Si è puntato, in altre parole, a sfruttare spazi già esistenti e non utilizzati in altro modo per garantire alla nostra regione la produzione di energia alternativa. La scelta di collocarli direttamente nei campi va in direzione opposta. Agli agricoltori viene tra l’altro pagato solo l’affitto del terreno, mentre tutti i benefici economici restano ovviamente ai proprietari dell’impianto. Proprio per ridare valore alle produzioni ed evitare la scomparsa delle coltivazioni Coldiretti sta portando avanti un progetto per la costruzione di una filiera agricola tutta italiana.